"Sugnu carrettu, nun aiu parola ma cuntari vi vogghiu a mo storia" Le originiLe radici del carretto siciliano affondano in tempi antichissimi: basti ricordare la descrizione del carretto siciliano da parte di Pindaro (ap.Ateneo, I, 28), le raffigurazioni di carri trainati da buoi nei mosaici tardoromani di Piazza Armerina, la descrizione di carretti molto simili a quelli attuali nei Capitoli di Federico III di Aragona del 1330. L'antenato del carretto, ovvero il veicolo a ruote trainate da un animale, nasce come conseguenza immediata della ruota. Secoli di perfezionamento e adattamento ne hanno plasmato la struttura attuale, e la sua forma estetica è il frutto delle varie stratificazioni artistiche sedimentate in Sicilia nel corso degli anni: influenze arabo-normanne si evincono dagli arabeschi posti a decorazione del fuso, la violenta policromia è facilmente riconducibile alla grecità, e i temi cavallereschi traggono ispirazione dalle storie carolingie. Ma la diffusione del carretto siciliano, nella forma in cui siamo abituati a vederlo e con la quale si è imposto nell'immaginario collettivo, esplode nel 1800, epoca di incremento delle vie di comunicazione generate dal risveglio dell'economia dell'Isola. Ben lontana da una decorazione puramente estetica, l'arte del carretto nasce inizialmente con una funzione apotropaica: immagini sacre dipinte sulle sponde o scolpite sulla chiave servivano a porre il carretto sotto la protezione divina. Il carretto rappresentava un vero e proprio status symbol, un attributo della propria persona (un po' come il moderno automobilista si identifica con la propria vettura), così ben presto le richieste artistiche del carrettiere cominciarono a trascendere dall'originaria funzione apotropaica. Il tema dell'onore nella Sicilia del '900 era molto sentito, così i soggetti cavallereschi, lanciati precedentemente da cantastorie e opera dei pupi, cominciarono a imporsi sul del carretto, relegando le immagini sacre in una zona circoscritta, solitamente il fondo della cassa o l'arabesco della cascia ri fusu. Le esigenze del carrettiere progrediscono: un carretto colorato e appariscente attira i clienti e denota prestigio per il possessore; scultori e pittori, per venire incontro alla nuova domanda, avviano un processo evolutivo di arricchimento del repertorio e affinamento dello stile. Un evoluzione che tutt'oggi non si è fermata, portata avanti dai pochi maestri artigiani ancora in attività (decimati purtroppo dall'avvento del'automobile), i quali sono giunti al punto di rendere il carretto non più un semplice oggetto decorato, bensì un'opera d'arte, un complesso equilibrio di forme, colori e storia. StrutturaIl carretto è composto da un altissimo numero di pezzi, solo i maestri artigiani sono in grado di enunciare il nome di ognuno di essi. In questa sezione ci preoccuperemo di apprendere i nomi dei pezzi più importanti, affinché leggere questo sito non risulti ostico, dato che spesso ricorreranno le nomenclature classiche, in lingua siciliana. Molti pezzi prendono il nome da una parte del corpo umano, il che ispira una visione quasi antropomorfa del carretto. Il disegno qui di seguito, rappresentante l'esploso di un carretto semplificato, assegna una lettera ad ogni pezzo: ![]() a: Masciddari Le due sponde laterali del carretto si chiamano masciddari, che in siciliano significa "mascelle". Sono suddivise in due scacchi equivalenti, dentro ognuno dei quali viene dipinto, nel caso del carretto istoriato, un quadro dell'episodio che si vuol raccontare. Intorno agli scacchi viene scolpito un motivo bucolico più o meno complesso, che può occupare uno, tre o quattro lati dello scacco. b: Putteddu Il portello, a differenza delle sponde, è un elemento mobile del carretto, estraibile, in quanto deve agevolare le operazioni di carico del mezzo. È suddiviso in tre scacchi: uno centrale grande e due laterali più piccoli, equivalenti. Nei carretti istoriati, a volte, i quadri del putteddu non seguono la narrazione della storia principale. c: Barruni Sono i pioli in legno che servono per fissare le sponde al carretto, si incastrano nei chiumazzeddi (n). Possono essere semplici o complessi: in questi ultimi vengono scolpiti fiori, grifi o sirene per movimentarli. Le estremità superiori si chiamano test'i barruni, i quali, a volte, vengono scolpiti a forma di testa di paladino. d: Cintuni Il piolo centrale dei masciddari. A differenza dei barruni è in ferro piuttosto che in legno, e l'estremità si ricurva ad uncino. Non è presente sul putteddu. e: Funnu ri cascia Sul funnu ri cascia viene solitamente dipinto il San Giorgio, il protettore dei carrettieri, ma in base alla zona o allo stile del carretto il soggetto può essere sostituito da una ballerina, una testa di paladino od anche un quadro più complesso. f: Tavulazzu |
